Fiera del Tartufo a Sant Agata Feltria 2012

Tutte le Domeniche di Ottobre 2012 si svolgerà come ogni anno la fiera del tartufo di Sant' Agata Feltria. Visto che è una delle manifestazioni più importanti del settore , ho deciso di riportarvi informazioni sul programma , ma non solo , anche sui tartufi in generale:

28° edizione della FIERA NAZIONALE del TARTUFO BIANCO PREGIATO

PROGRAMMA


Domenica 7 Ottobre 2012

Ore 11.30: Inaugurazione ufficiale della XXVII edizione della Fiera Nazionale del tartufo bianco pregiato e dei prodotti agro-silvo-pastoralì. WINE 2012 "Cultura e piacere del vino" spettacolì itineranti

Domenica 14 Ottobre 2012

Ore 09.00: Parco Montifeltro "GARA PER CANI DA TARTUFO" WINE 2012 "Cuitura e piacere del vino" spettacolì itineranti

Domenica 21 Ottobre 2012

Ore 11.00: Sala Consigliare Palazzo Fregoso, presentazione libro di Graziano Pozzetto "La cucina e i prodotti della Valmarecchia" Ore 15.00: Premiazione miglìor tartufo presente in fiera WINE 2012 "Cultura e piacere del vino" . Spettacoli itineranti

Domenica 28 Ottobre 2012

Ore 10.00: Convegno sulla Tartuficultura in alta Valmarecchia - Palazzo Fregoso. Premio città di Sant'Agata Feltria . WINE 2011 "Cultura e piacere del vino" spettacoli itineranti

SANT' AGATA FELTRIA

Sant'Agata Feltria è una delle città fondatrici dell' Associazione Nazionale Città del Tartufo, giunge quest'anno alla ventisettesima edizione della fiera del Tartufo Bianco Pregiato, è una delle più importanti fiere nazionali del settore, punto di riferimento per gli appassionati del re della tavola, indiscusso ambasciatore del nostro territorio nel mondo. Scopo della manifestazione è la valorizzazione del prezioso tubero attraverso originali percorsi commerciali e gastronomici che richiamano a Sant' Agata Feltria decine e decine di migliaia di visitatori ogni anno, ma non perdiamo mai di vista l'aspetto fondamentale della tutela del territorio che rappresenta per noi, da sempre, il primo grande obbiettivo. E' proprio attraverso il mantenimento di un ambiente sano e integro che viene espressa al meglio la condizione vegetazionale del tartufo bianco pregiato in grado di creare il naturale ed ideale equilibrio dell' ecosistema del bosco. Valorizzare il tartufo bianco significa avere una straordinaria conoscenza del territorio, amarlo, rispettarlo, per realizzare un rapporto di vitale ecologia sostenibile. Per le vie, le piazze, gli angoli più caratteristici di Sant'Agata Feltria si possono assaporare gli aromi inebrianti del tartufo bianco, ma non solo. Passeggiando nel perimetro fieristico si possono ammirare prodotti difficilmente reperibili nel settore della grande distribuzione, proprio perché di totale produzione artigianale rappresentano minuscole nicchie di mercato, o talvolta vere e proprie rarità. Per mantenere alto e degno di una manifestazione nazionale il livello della fiera, ci siamo attivati a migliorare sempre più la qualità dei prodotti esposti ricercando in altre fiere anche molto lontane da noi stendisti di grande interesse per i visitatori. Di grande interesse è la "Gara dei Cani da Tartufo" che fa assaporare l'entusiasmante momento della ricerca del prezioso tubero in compagnia del cane fedele. I visitatori uniscono al piacere della tavola la scoperta di un ambiente incontaminato, di luoghi e atmosfere d'altri tempi che conservano il fascino di secoli di storia: lo splendido "Teatro Angelo Mariani" conservato gelosamente nel tempo dai santagatesi, "Rocca Fregoso" adagiata sulla pietra arenaria denominata "Sasso del Lupo", il "Convento di San Girolamo" che ospita il Museo delle Arti Rurali. Ogni domenica la manifestazione si arricchisce di spettacoli itineranti, musiche, animazioni, mostre.

IL TARTUFO NELLA STORIA

In autunno il Tartufo rappresenta l'espressione massima del gusto alla tavola dei buongustai. Questo pregiato Fungo veniva usato fin dall'antichità in gastronomia , dai Babilonesi agli Egizi che furono i primi a conoscerne le qualità anche lo stesso Re Cheope che li preferiva cotti,  al greco Teofrasto si fa risalire una curiosa e famosa cantonata scientifica sulla natura del nobile fungo: secondo l' interpretazione di Teofrasto, l' origine del Tartufo sarebbe da attribuire alla combinazione tra tuono e pioggia . Era presente sulla tavola di Lucullo, uomo di proverbiali stravizi. Ai Romani si devono i nomi correnti del Tartufo: terrae tuber, come lo definirono Plinio il Vecchio e Petronio, o truffolae terrae,  rigonfiamento della terra, sintetizzato in truffolae, da qui il dialettale trifola e le voci straniere ruffe in francese, e truffle in inglese. Trascurati per millenni dalla gastronomia, i  tartufi  entrano in scena  sul nascere del secondo Millennio. L' epoca dei Comuni e delle Signorie rappresenta la rinascita gastronomica che porterà i tartufi bianchi e neri a diventare i protagonisti delle tavole del rinascimento. A Caterina Dè Medici si attribuisce il merito di aver portato il Tartufo alla corte di Francia, la perfida Lucrezia Borgia,  se ne serviva per accrescere il suo fascino.  Di questi aneddoti ne è colmo anche il campo gastronomico fino all'apoteosi dei Tournedos alla Rossini. Anche lo studio biologico del tartufo ha una sua storia affascinante. Occorre aspettare il 1831 e la Monographia Tuberacearum di Carlo Vittadini perché lo si definisca un Fungo ipogeo. Molière lo eleva ai disonori della commedia facendo del Tartufo il suo più celebre eroe negativo, ipocrita e moralmente sotterraneo ( e l'evidente parentela della parola truffa da truffe la dice lunga sulle delusioni già allora patite da cercatori e acquirenti). Un ingiusto destino per il nobile fungo.

COSA E' IL TARTUFO

Il Tartufo appartiene alla categoria dei "funghi ipogei", cioè organismi che svolgono tutto il loro ciclo vitale sotto terra. Parenti dei tartufi sono i funghi porcini e prataioli, pur non avendo lo stesso aspetto esterno e struttura interna. Come tutti i funghi sono sprovvisti di parti verdi ed i tartufi non sono in grado di ricavare attraverso la foto sintesi clorofilliana le sostanze necessarie al loro sviluppo, quindi devono assumere tali sostanze dall'esterno , queste sostanze sono ricavate dalle radici di alcune piante superiori ( tiglio, roverella, carpine, pioppo,  castagno), instaurando un rapporto di simbiosi: dalla pianta vengono estratti zuccheri e il tartufo gli offre in cambio acqua e sali minerali che migliorano notevolmente il suo stato funzionale vegetativo. I tartufi possiedono una parte vegetativa (micelio), costituita da sottili filamenti (ife), che hanno come compito principale quello di assorbire e per assolvere meglio a questa funzione si trovano ampiamente diramate nel terreno. Queste a contatto con le parti terminali delle radici delle piante ospiti, sviluppano (le micorrize) particolari organi  attraverso le quali si instaura lo scambio di sostanze vitali tra albero e tartufo. La presenza delle micorrize è determinante per la formazione del tartufo, infatti ogni anno al verificarsi di determinate condizioni climatiche, queste stimolano la formazione del corpo fruttifero (carpoforo), facendo si che si formi nel sotto suolo la celebre "pallina", ad una profondità compresa tra la superficie e i 60 centimetri. Il frutto è caratterizzato da un rivestimento esterno (peridio), liscio o verrucoso, e da una polpa interna (gleba) che al taglio appare marmorizzata per la presenza delle venature chiaroscure. Queste sono le zone produttive del carpoforo e contengono le spore, organi atti alla riproduzione (venature scure), mentre le aree non produttive sono caratterizzate da venature chiare. Arrivato alla maturità il tartufo, a differenza degli altri funghi che diffondono le proprie spore in superficie, emana un forte profumo. Chi viene attratto da questo aroma, sono principalmente i cinghiali, insetti, lumache e roditori, che se ne cibano disperdendo in questo modo le spore nel terreno, avviando di conseguenza di un nuovo ciclo di vita del tubero. E' facile in questa maniera poter trovare diverse specie di tartufi ancorati alla stessa pianta ospite.

COME DISTINGUERLI

Classificazione e varietà di tartufi

Vi sono per legge nove specie e varietà di tartufo:

  • Tartufo bianco pregiato
  • Tartufo nero pregiato

  • Tartufo bianchetto

  • Tartufo nero d'inverno

  • Tartufo moscato

  • Tartufo nero d'estate

  • Tartufo uncinato

  • Tartufo nero ordinario

  • Tartufo nero liscio

E' importante quindi per l'intenditore saper riconoscere le diverse qualità di tubero che esistono in commercio, poichè ognuna di queste ha caratteristiche proprie che lo contraddistinguono.

TARTUFO BIANCO PREGIATO

Il nome scientifico è Tuber Magnatum, vale a dire dei magnati, dei ricchi signori, così come venne definito da Pico della Mirandola nel 1788. Si trova dalla tarda estate fino al primo inverno, dalla pianura fino ai 600 metri di altezza sul livello del mare, in terreni con rilevante umidità. Le piante normalmente ospiti sono: lil pioppo nero e bianco , la quercia, il tiglio , il salice da vimini, il salice bianco,  il nocciolo, il carpino nero. Altre piante che hanno importanza nella vita del tubero, sono quelle presenti nelle vicinanze, il prugnolo, il biancospino,  il sanguinello, queste piante  indirettamente favoriscono la crescita di questa varietà di tartufo. Le forme del tartufo risultano essere irregolari e alla stessa maniera la sua pezzatura è assai varia, generalmente grossa, non di rado intorno ai 200-400 grammi, eccezionalmente anche superiore al chilo. Il peridio ha la superficie liscia e di colore giallo ocra o giallo olivastro, a volte tendente al grigio verdastro. La gleba è bianco giallastra con toni nocciola o marroncino in relazione al grado di maturazione, al suolo e alla pianta simbionte. Il profumo è inconfondibile, forte e unico. Si consuma sia crudo che cotto, ma per conservare le sue doti, preferiamo consigliare il primo metodo. Il periodo di raccolta va dal 1 ottobre al 31 dicembre.

TARTUFO NERO PREGIATO

Il suo nome scientifico è Tuber Melanosporum, cioè a spore nere. E' presente in tutto il periodo invernale e soprattutto nei primi mesi dell'anno, sviluppandosi con varie querce (roverella, leccio, rovere), carpino nero e nocciolo. I terreni più indicati per questo tipo di tartufo, risultano essere le terre posizionate al di sotto dei mille metri di quota, aerati, illuminati e senza ristagni d'acqua. La presenza del fungo, può essere facilmente rilevabile anche dall'esterno, poichè il tubero è caratterizzato da un'area attorno al fusto dell'albero, sostanzialmente priva di vegetazione, probabilmente provocato da sostanze emesse dal tartufo. Il sapore è delizioso, tanto che gli è valso l'appellativo di "tartufo nero dolce". Viene consumato preferibilmente dopo una breve cottura, ma anche al crudo riesce ad esprimersi al meglio. Il periodo di raccolta, salvo disposizione regionale, va dal 15 novembre al 15 Marzo.

Attenzione alle imitazioni, poichè ultimamente si può confondere con il T. Indicum che viene clandestinamente importato in Italia e in Francia dall'Asia.

TABTUFO BIANCHETTO

Detto anche marzuolo, il nome scientifico del tartufo bianchetto è Tuber Borchii o Tuber Albidum, cioè di colore chiaro. Le piante simbionti sono diverse: le conifere (pino d'Aleppo, pino nero, pino marittimo,  cedri) ma anche querce (cerro, roverella, farnia), pioppi e salici. Si può trovare tutto l'anno, preferendo i terreni sabbiosi. Il carpoforo può essere sia tondeggiante che gibboso, di piccole dimensioni ma può raggiungere anche i 5-10 centimetri di diametro. Il peridio è liscio, di colore variabile dal biancastro all'ocra (per questo è confuso con il tartufo bianco pregiato), all'arancio scuro sino al ruggine. Profumo e sapori sono forti, tanto che riesce ad essere ancora maggiore del tartufo bianco pregiato. Queste sue caratteristiche possono confondere l'acquirente, non di rado infatti viene spacciato per la varietà più preziosa. Si raccoglie dal 15 gennaio al 30 aprile.

TARTUFO NERO D'INVERNO

Chiamato scientificamente Tuber Brumale, cioè invernale. Il nome ci fa capire che è possibile rinvenire questo tipo di tartufo, nel periodo autunnale ed invernale, soprattutto nelle zone del centro nord Italia avendo come piante simbionti il nocciolo, il tiglio, la roverella, il carpino nero e bianco, il pino nero e il cedro. Le dimensioni di questo tubero sono piccole, il colore nero e la superficie risulta essere finemente rugosa. L'interno è di colore brumastro o grigio fumo con venature ampie e appariscenti. Il profumo è gradevole ma forte, e una volta giunto a maturazione ricorda quello della rapa. Si raccoglie dal 1 gennaio al 15 marzo.

TARTUFO MOSCATO

Scientificamente chiamato Tuber Brumale varietà Moschatum, cioè che sa di muschio. Si differenzia dal precedente perchè l'odore è più forte e penetrante, che ricorda il muschio, e il sapore è più piccante. Il periodo di raccolta, è dal 15 novembre al 15 marzo.

TARTUFO NERO D' ESTATE

Nome scientifico Tuber Aestivum, "che cresce in estate". Risulta comune in Europa, Turchia e in Africa del Nord. E' il più comune dei tartufi, perchè cresce ovunque si trovino dei terreni calcarei. Anche il Tuber Aestivum, forma dei pianelli come il Tuber Melanosporum, e per questo viene spesso associato a lui. Si rinviene tutto l'anno, anche in grosse quantità, sotto noccioli, querce, pioppi, faggi e pini. La forma è generalmente rotondeggiante, e la pezzatura varia fino al mezzo chilo di peso. La gleba è solitamente color nocciola, più o meno giallastra nei tartufi maturi, ma non di rado anche biancastra, solcata da venature chiare, molto ramificate. Il profumo ricorda molto quello dei funghi. Si raccoglie dal 1 maggio al 30 novembre.

TARTUFO UNCINATO

Scientificamente chiamato Tuber Uncinatum, per le sue spore ad uncino. E' molto simile al Tuber Aestivum, tanto che per molti studiosi viene considerato una sua varietà. Si distingue dal T. Aestivum, per le verruche che risultano meno grosse, la gleba più scura, il profumo e il sapore più forti. Si raccoglie dal 1 ottobre al 31 dicembre.

TARTUFO NERO ORDINARIO

Chiamato scientificamente Tuber Mesentericum, "simile all'intestino", per il caratteristico andamento circonvoluto delle venature della gleba. Le piante simbiotiche sono: il cerro, carpino bianco e nero, roverella, faggio, nocciolo e pino nero. In Italia è diffuso un po' ovunque, raggiungendo solo piccole dimensioni. Sua caratteristica è il peridio nero, gleba grigio bruna con venature bianche e il profumo che ricorda il bitume con sapore leggermente , amarognolo. Si raccoglie dal 1 settembre al 31 gennaio.

TARTUFO NERO LISCIO

Scientificamente denominato Tuber Macrosporum, "a grandi spore". Risulta abbastanza raro in Europa e in Italia, e si sviluppa da luglio a dicembre. Viene raccolto, ai piedi di querce, pioppi, salici, carpini, tigli e noccioli; caratteristica di questa varietà di tubero è la possibilità di trovare più "palline" nella stessa buca. Il peridio è di colore bruno rossiccio, spesso con macchie di ruggine. Il profumo è spiccato, leggermente agliaceo e ricorda vagamente quello del tartufo bianco pregiato; il sapore è molto gradevole. E' un tartufo di ottima qualità, ma poco conosciuto ed utilizzato. Si raccoglie dal 1 settembre al 31 dicembre.

LA RACCOLTA

Educare un cane alla ricerca del tartufo non è facile. L'animale è cacciatore e in quanto tale il suo spirito di sopravvivenza lo porta a cacciare, quindi non è cosa facile riuscire ad addestrarlo alla ricerca del tubero. Infatti, la prima cosa da fare, è quella di reprimere il suo istinto alla caccia e di seguito istruirlo all'obbedienza nel momento culmine dello scavo. Non è facile ottenere questi risultati. La ricerca del tartufo nasconde tutto il suo fascino nella forte intesa che esiste tra cane e padrone, nell'osservare attentamente le mosse dell'animale, nel precederlo per sottrarre il tubero alla sua gioia. La legge prevede che la ricerca deve avvenire di giorno, poiché di notte l'umidità trasporta più facilmente nell'aria l'aroma del tartufo. Per quanto concerne le istruzioni pratiche che regolano la raccolta, la legge definisce quanto segue: lo scavo deve essere eseguito nel punto preciso dove il cane lo ha iniziato, con una vanghetta a lama stretta, 6 centimetri e, rimosso il tartufo, coprire accuratamente la buca con la terra di risulta. Queste sono le cure necessarie per la salvaguardia della tartufaia. Ultima prescrizione e non per questo meno importante, riguarda lo scavo fatto a naso, poiché rischierebbe di mandare in malora, per chissà quanto tempo, un buon posto da tartufi.

LA CONSERVAZIONE DEL TARTUFO

Il tartufo è un prodotto della natura molto deperibile, che basa molto del suo successo sull'aroma. Da questo è facile capire che la conservazione del prodotto altera sensibilmente le qualità alimentari del fungo. I metodi per la conservazione del prodotto sono diversi, basati sull'isolamento del tartufo dal contatto con l'aria al fine di evitare fermentazioni e ridurre al minimo la disidratazione del frutto. I più comuni sono: depositare i tartufi in frigorifero, a temperature comprese tra i 2 e i 4°C, entro barattoli a chiusura ermetica, avvolti uno ad uno in tovaglioli di carta o in fogli di carta assorbente, da sostituire quotidianamente, oppure depositarli in barattoli a chiusura ermetica, assieme a del riso o farina, che tra l'altro presentano il vantaggio di impregnarsi di aroma per essere poi vantaggiosamente utilizzati. Nei modi sopra descritti, è possibile conservare il tartufo nero fino anche ad un mese, mentre il tartufo bianco per non più di 15 giorni. Ricordiamoci comunque che la soluzione migliore è sempre la stessa: consumarlo fresco.

ALTRI METODI DI CONSERVAZIONE PER IL TARTUFO

TARTUFI BIANCHI CONSERVATI

Spazzolare con cura i tartufi e lavarli in vino bianco rigorosamente secco, asciugarli e cospargerli con sale fino; disporli su un setaccio e lasciarveli per circa 12 ore, asciugandoli ogni 2 -3 ore con un tovagliolo. Far sciogliere a fiamma dolce tanto burro quanto basta per ricoprire completamente i tartufi e in seguito schiumarlo; appena diventa liquido e limpido versarne, in un vaso ben pulito ed asciutto, tanto da formare uno strato alto circa 2cm; mettere il vaso in un recipiente pieno di acqua fredda e lasciare che il burro si solidifichi, per poi disporvi una parte dei tartufi. Versare dell'altro burro liquido fino a ricoprirli e far solidificare. Continuare l'operazione sino ad esaurire tartufi e burro. Chiudere ermeticamente il vaso e conservarlo in luogo fresco, asciutto, buio e ben areato. E' ricetta di breve conservabilità. ( la stessa ricetta può essere effettuata con i tartufi neri, ma si consiglia di sostituire il vino bianco con del rosso sempre rigorosamente secco).

SALSA TARTUFATA

Fate un battutino ben trito con un pezzetto di cipolla grosso quanto una noce, mezzo spicchio d'aglio e un poco di prezzemolo. Mettetelo al fuoco con 20gr di burro e quando avrà preso colore versateci due dita di marsala o di vino bianco, nel quale avrete prima stemperato un cucchiaino colmo di farina. Condite la salsa con una presa di sale, una di pepe e una di spezie e rimuovetela sempre col mestolo. Quando la farina avrà legato, aggiungete un poco di brodo e poi gettate in questa salsa fettine sottilissime di tartufi. Lasciatela ancora un momento sul fuoco e servitevene per guarnire cotolette di vitella fritte, bistecche o altra carne arrostita.

Vi ho riportato una parte delle informazioni che ho trovato nella brochure della XXVII Fiera Nazionale del Tartufo di Sant' Agata Feltria a cura della Proloco di Sant' Agata Feltria ( devo dire fatta egregiamente ) Aggiungo qualche ricetta con i tartufi che ho trovato sempre lì ! Sicuramente dopo essere stato alla Fiera del Tartufo di Sant' Agata le proverò! Così da proporle questa estate nei menù del nostro Albergo di Riccione

Antipasto di pesce al tartufo

15' Difficoltà: Facile
Ingredienti per 4 persone
16 Acciughe sotto sale
2 Tartufi bianchi
Vino bianco secco
Olio extravergine

Sciacquate le acciughe, privatele di testa e coda e togliete la lisca centrale; separate i filetti e asciugateli. Spazzolate e lavate con il vino bianco i tartufi, quindi riduceteli a scaglie con l'apposita grattugina per tartufi. In un contenitore con il coperchio disponete strati di filetti di acciuga e scaglie di tartufo, che avrete precedentemente sciacquato con del vino bianco. Coprite il tutto con abbondante olio e chiudete bene il recipiente. Mettete in frigorifero. Questo piatto deve essere servito con crostini di pane tostati. Prima di consumare lasciate riposare in frigorifero per 24 h.

Nidi di asparagi

35' Difficoltà: Media
Ingredienti per 4 persone
sale
4 uova
50 g di Parmigiano Reggiano
tartufo nero
400 g di punte di asparagi

Preparate le Punte di Asparagi seguendo le indicazioni riportate sulla confezione. Prendendo poche Punte di Asparagi per volta, intrecciateli formando quattro nidi. Ponete i nidi su una teglia, cospargeteli di Parmigiano Reggiano ed infornate per 10 minuti a calore moderato. Nel frattempo fate bollire le uova per 8 minuti, poi passatele sotto l'acqua fredda, sbucciatele e tagliatele a metà nel senso della lunghezza. Togliete i tuorli a quattro delle mezze uova e teneteli da parte. Disponete al centro dei nidi di Punte di Asparagi le mezze uova, a due a due, avendo cura di scegliere una metà con il tuorlo e una senza. Grattugiatevi sopra i tuorli, tenuti da parte, e adagiatevi le scaglie di tartufo. Servite subito.

Tagliatelle al tartufo bianco

20' Difficoltà: Facile
Ingredienti per 4 persone
600g di tagliatelle fresche all'uovo
100 g di acciughe
60g di burro
un tartufo bianco di medie dimensioni
parmigiano reggiano, aglio, olio.

Far soffriggere in una casseruola uno spicchio d'aglio con un po' d'olio fino alla doratura. A fuoco spento spargere nell'olio le acciughe tritate mescolando per farle sciogliere, aggiungere burro e parmigiano e portare ad ebollizione. Lasciar soffriggere abbassando a poco a poco la fiamma. Intanto cuocere le tagliatelle al dente, scolarle e ripassarle nella padella per un paio di minuti con la salsa, incorporando del parmigiano. Servire con un'abbondante grattugiata di tartufo:

 

Risotto con tartufo bianco

35' Diffi.coltà: Facile
Ingredienti per 4 persone
480 g di riso
200 g di burro
200 g di grana padano grattugiato
un cucchiaio di cipolla tritata molto fine mezzo
bicchiere di vino bianco
un litro di brodo di carne
olio extravergine d'oliva
150 g di tartufi bianchi.

Far soffriggere in una casseruola metà del burro con la cipolla, bagnare con vino bianco, lasciare che evapori e attendere che la cipolla raggiunga uno stato quasi liquefatto. Aggiungere del riso, versare il brodo e mescolare portando quasi a cottura. Togliere temporaneamente la pentola dal fuoco, condire il riso con il burro rimasto, il grana padano e metà dei tartufi bianchi affettati sottilmente. Riportare il tutto ad ebollizione e versarlo in una zuppiera riscaldata in precedenza. Guarnire con i restanti tartufi tagliati prima di servire.

 

Fettuccine affumicate al tartufo

15' Difficoltà: Facile
Ingredienti per 4 persone
0.5 dado da brodo
sale
40 g di burro
30 g di Grana Padano
60 g di pancetta affumicata 320 g di fettuccine
120 mi di panna da cucina tartufo bianco

Mettete a bollire in una pentola abbondante acqua e quando si alzera' il bollore, salatela e cuocete le fettuccine molto al dente. Nel frattempo tagliate la pancetta a listarelle finissime e soffriggetela dolcemente nel burro, sciolto in un largo tegame. Dopo qualche minuto versatevi le fettuccine, mescolando con un forchettone. Unite poi la panna da cucina, nella quale avrete fatto sciogliere mezzo dado da brodo. Quando le fettuccine avranno assorbito tutta la panna, speguete la fiamma, aggiungete il formaggio grattugiato, mescolate e versatele su di un piatto da portata ben caldo. Accompagnate il tutto con il tartufo grattugiato.

 

Ravioli di ricotta al tartufo

15' Difficoltà: Facile
Ingredienti per 4 persone
400 gr di ravioli di ricotta freschi
45 gr di burro
tartufo bianco
30 gr di Grana Padano brodo di carne
sale

Cuocere i ravioli al dente in abbondante acqua salata e bollente. Scolare i ravioli e ripassare velocemente in padella aggiungendo burro e tartufo bianco diluito in brodo e spolverare con Grana Padano grattugiato a piacere. Servire subito a caldo.

 

Maccheroni gratinati al tartufo

40' Difficoltà: Media
Ingredienti per 6 persone
500 gr. di maccheroni
150 gr. di burro
un litro di latte
70 gr. di farina
200 gr. di prosciutto cotto
100 gr. di Emmental
tartufo nero

Sciogliere il burro in un tegame, aggiungere la farina, rimescolare, per ultimo aggiungere il latte bollente e la besciamella e' fatta. Fate cuocere i maccheroni in abbondante acqua salata scolateli al dente poneteli in una pirofila con la besciamella, il prosciutto, l'Emmental il tartufo, rimescolare il tutto, fate gratinare per una decina di minuti in forno ed e' pronto.

 

Gnocchi Fontina e Tartufo

60' Difficoltà: Facile
Ingredienti per 6 persone
600 gr. di gnocchi di patate
100 gr. di fontina
1 tartufo bianco medio
Grana Padano grattugiato
burro e sale

Buttate gli gnocchi in acqua bollente e scolateli a mano a mano. che vengono a galla. Passateli in un patto di portata caldo, copriteli di fettine sottilissime di fontina, e spolverate col Grana Padano grattugiato, poi irrorateli col burro precedentemente sciolto sul fuoco. Infine cospargeteli con abbondante tartufo bianco tagliato a fettine. Servite a caldo.

 

Uova al forno al tartufo

15' Difficoltà: Media
Ingredienti per 4 persone
6uova
una grossa noce di burro
Parmigiano
pepe e sale,
un tartufo bianco

In un tegame da forno far soffriggere il burro, toglierlo dal fuoco, rompere le uova, salare e spargere un sottilissimo strato di tartufo bianco, scaglie di parmigiano e pepe nero. Infamare ad un alta temperatura per favorire l'unione delle uova con il formaggio.

Medaglioni in crosta


70' Difficoltà: Media
Ingredienti per 4 persone
50 mi di besciamella pronta
aglio
sale
rosmarino
limone
burro
500 g di filetto di manzo Brandy
1 uovo
pepe nero
Parmigiano Reggiano
pasta di tartufo
pasta sfoglia
250 g di funghi champignon

Mettete a scongelare la Pasta Sfoglia Fate sciogliere il burro in un tegame, unite uno spicchio d'aglio e appena sarà dorato aggiungete il rosmarino e i filetti di manzo. Cuocete per qualche minuto a fuoco vivace, salate e pepate. Quando saranno rosolati, bagnate con un bicchierino di brandy che lascerete evaporare; spegnete e lasciate raffreddare. In un altro tegame cuocete gli champignon con l'olio, l'aglio, sale, pepe e succo di limone. Una volta cotti e dopo aver eliminato l'aglio, tritateli finemente e uniteli alla besciamella insieme alla pasta di tartufo e al parmigiano Reggiano. Stendete la sfoglia, ponetevi sopra i filetti di manzo, la crema di funghi, quindi ricopriteli con altra sfoglia. Premete bene i bordi della pasta, aiutandovi se necessario con un po' di acqua fredda o albume di uovo, e con un tagliapasta smerlato o una rotellina dentellata, ritaglia! dei tondi lasciando qualche centimetro di pasta intorno alla carne. Praticate sulla superficie della pasta qualch taglietto con un coltellino a punta ben affilato. Mettete i medaglioni su una placca da forno, spennellateli con un tuorlo d'uovo battuto e infornate. Cuoceteli per 25-30 minuti a 180-200 grad Serviteli ben caldi.

 

Insalata di funghi e tartufi


15' Difficoltà: Difficile
Ingredienti per 4 persone
200g di lattuga
30-40g di tartufo bianco
150g di funghi porcini piccoli
400g di funghi prataioli
300g di formaggio di fossa di Sant'Agata Feltria
un limone, prezzemolo, sale, pepe, olio d'oliva

Dopo aver pulito e lavato accuratamente lattuga e funghi, tagliarli a fette molto sottili e porli in un'insalatiera. Ridurre il formaggio di fossa a lame sottilissime e mescolarlo con funghi ed insalata, aggiungendo il prezzemolo tritato. Si prepara a parte il condimento mescolando olio, succo di limone, sale e pepe. Con la salsa ottenuta condire l'insalata cospargendola di tartufo tritato.

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